CAPITOLO UNICO
- Capitolo 1° -


«Uffa! Sono venuto qui a Nuova Luxor per trascorrere un po’ di tempo con i miei amici, ma invece loro mi hanno lasciato qui da solo!
Shyriu è come sempre ai Cinque Picchi…magari un giorno potrei andarlo a trovare là, non ho mai visto la Cina, potrei cogliere l’occasione...eheh…il caro Shun è partito questa mattina dicendo che andava a raggiungere il fratello, dopo che finalmente Ikki si era fatto risentire…a proposito di Ikki, ormai si avvicina anche il giorno del suo compleanno! Mah, chissà se tornerà almeno per quella data?!??
E Seiya…uff, già Seiya! Mi ha scaricato dicendo che aveva mal di testa, e che stasera preferiva andare a letto presto! Che amico!
Miss Saori poi non è certo di compagnia, tanto di meno Tatsumi…ormai saranno pure già andati a dormire!
Mah, è strano che proprio io, abituato alla solitudine che regna sovrana tra i ghiacci della mia amata Siberia, sia qui a lamentarmi perché mi tocca passare una serata da solo! Senza contare che pure io non è che sia una gran persona di compagnia!
Vabbè, non ho certo voglia comunque di passare tutta la serata qui in camera, mi farò un giro nel giardino e visto che il sole non è ancora tramontato ne approfitterò per scrivere una lettera.
Uhm, ma dove ho ficcato la biro?!? E possibile che non ci sia in giro neppure un foglio di carta?!? Dai un qualsiasi tipo di foglio…tanto Milo non guarda di certo su che carta gli scrivo! Eheh
Oh, mamma mia che casino che c’è qui! Possibile che in 3 giorni che sono qui abbia già fatto un tale disordine?!? Qui comunque c’è la mano di Seiya! Non dovevo chiedergli oggi pomeriggio di prendermi quella cosa…uffa, mi ha tirato in giro tutto!
Dovremmo prendere un po’ tutti esempio da Shaka…quasi quasi gli chiedo se ci dà lezione di “ordine”! eheh
Ah, ecco! Finalmente ho trovato!»

Hyoga era sceso dalla sua camera e stava ora passeggiando nel giardino di villa Kido.
«Ahh, che bello! Si è alzato un po’ di vento fresco. Meno male, qui fa troppo caldo per i miei gusti, e il mio sangue russo reclama altre temperature!
Certo che questo giardino è proprio grande! Dunque, dove potrei andare? Ma si dai, mi dirigerò verso il bosco!
Penso proprio che mi fermerò qui, è un bel posto!
Eih! Ma cosa è stato quel rumore?…Oh, ma guarda che carino! Un piccolo gattino!
“Vieni qui!” Oh, ma sei proprio curioso, non ho mai visto un gattino randagio che si avvicina così facilmente ad una persona».
Il piccolo gatto si era avvicinato al ragazzo, e Hyoga aveva cominciato ad accarezzarlo, mentre l’animale esprimeva la sua più completa soddisfazione facendo le fusa.
“ Scommetto che hai fame! Aspetta un attimo!”. Si alzò, cominciò a correre verso la villa, ma subito si arrestò e si voltò indietro come per vedere se il gatto era ancora lì. “Hai capito? Non ti muovere che ti porto una cosa buona!” disse all’animale sorridendogli dolcemente.
Quindi corse velocemente alla villa, entrò in cucina.
La cucina era un luogo il cui accesso era stato vietato a lui e agli altri da Tatsumi, diceva che quello non era il luogo per dei cavalieri, e considerava la cucina un po’ come la sua reggia. Comunque Hyoga conosceva ogni angolo di quella stanza, in quanto molte notti lui e Shun erano entrati lì di soppiatto! A volte per fare uno spuntino notturno, ma più spesso per trovare un luogo tranquillo dove parlare nelle notti insonni, senza dare fastidio a chi dormiva. Il peggio erano le serate in qui c’era anche Seiya, che si divertiva a spostare gli oggetti per far dispetto a Tatsumi.
Hyoga si diresse al frigorifero e prese un po’ di latte che poi versò in una piccola bacinella, e velocemente corse verso il luogo in cui aveva lasciato il gatto. Trovò il cucciolo che giocava con i fogli e la biro che aveva lasciato lì. Ma quando Hyoga poggiò la bacinella sul prato, le attenzioni dell’animale ricaddero tutte sul latte che bevve avidamente.
Hyoga si sedette accanto a lui e lo guardava mangiare, con uno sguardo molto sereno. Appena il gatto fu sazio, si scatenò e cominciò a giocare tra le gambe del ragazzo. Sembrava una furia! Hyoga a volte lo accarezzava, oppure richiamava la sua attenzione con la mano, che il gatto guardava con occhi sgranati e seguiva attentamente in ogni suo movimento.
Mentre il gatto giocava egli pensava che gli sarebbe piaciuto tenerlo, infondo aveva sempre desiderato un animale, però sapeva che questo non era possibile. Infatti Saori era molto allergica al pelo di gatto, e quando per puro caso ne sbucava uno mentre lei passeggiava nel giardino, Tatsumi scatenava delle vere e proprie cacce e li rincorreva con la scopa fino a quando i poveri animali non si erano dileguati. Per di più non poteva di certo portarselo in Siberia! Comunque per il momento non si preoccupava di ciò e fantasticava sul nome che avrebbe potuto dargli, però stranamente non gli veniva in mente nulla, allora lo guardò con molta attenzione. Il gattino, che ora gli stringeva la gamba con la zampa e lo guardava con il suo musetto dolce, aveva gli occhi di un bel colore verde, molto ingenui e dolci. Pensò che quegli occhi gli ricordavano molto quelli di Shun, ma gli parve sciocco chiamare l’animale con il nome dell’amico. Poi lo guardò meglio e notò che aveva una piccola macchiolina nera sopra la bocca, che sembrava un neo, e che ricordava molto il neo che Aphrodite aveva sopra il labbro, così alzò il gatto, lo guardò nel musetto e disse: “ ho deciso! Il tuo nome sarà Aphrodite!” (permettetemi di dire: povero gattooooo!!!! Lo so, in teoria Hyoga non vide mai Aphrodite nella serie animata, diciamo che se lo ricorda quando lo vide al servizio di Apollo, oppure se preferite potete pensare che Shun fece un accurata descrizione del cavaliere dei Pesci all’amico, oppure che un qualche cavaliere d’oro superstite gli mostrò una sua foto oppure che vide delle sue foto in internet…insomma fate un po’ voi! eheh). intanto il gatto continuava a guardarlo con quei suoi occhi sgranati poi si agitò e volle tornare a terra, e ricominciò a gironzolargli tra le gambe, mentre il sole aveva ormai lasciato posto alla notte.
« Si è fatto buio! Pazienza, vorrà dire che la lettera la scriverò un’altra volta…ehh, Milo…pazienta, pazienta…prima o poi avrai mie notizie» e sorrise.
Il gatto intanto si era stancato, e si era perciò accovacciato sulla gamba di Hyoga e aveva cominciato a dormire. Hyoga ne fu divertito, ma dopo un po’ però avrebbe voluto cambiare posizione alla gamba, che era un po’ indolenzita, anche se non aveva cuore di svegliare quella piccola creatura. Tutto d’un tratto il vento si fece più forte e portò via i fogli, così il ragazzo dovette alzarsi e si inginocchiò sul prato, poco più là, per raccogliere quella lettera mai iniziata.
“Eih! Mah?!? Cosa mi è finito sulla schiena?!? No, non ci credo…”. Difatti il gatto, dopo essersi svegliato per lo spostamento di Hyoga, avendolo visto in quella posizione non aveva resistito alla tentazione di saltargli sulla schiena, e si era perciò accovacciato lì e si era rimesso a dormire. Hyoga intanto rimaneva immobile anche se non poteva non ridere, dato la posizione ridicola in cui era e si chiedeva come fare per tirare giù il gatto di lì, mentre tra le risate invocava aiuto. Fortunatamente dopo poco riuscì a liberarsi da quella scomoda posizione e il gatto si riaccovacciò tra le sue gambe.
Hyoga lo guardava, ma questa volta la sua espressione si era fatta triste, aveva visto come ormai il gatto si era molto affezionato a lui, ma purtroppo doveva lasciarlo…insomma egli aveva paura di spezzare il cuore al piccolo animale, lasciandolo da solo dopo che si era talmente affezionato a lui. Passò così ancora del tempo, intanto Hyoga si era steso sul prato e guardava le stelle mentre il gatto continuava a dormire sul suo stomaco.

Si era fatto ormai tardi, e Hyoga si sentiva stanco, doveva perciò abbandonare il suo piccolo amico. Lo prese e lo posò dolcemente sul prato, raccolse le sue cose e si alzò. Rimase comunque lì ancora a guardarlo per qualche minuto con il suo sguardo triste, mentre il gattino faceva allegramente le fusa tra i suoi piedi. Poi si girò e corse rapidamente verso la villa, entrò, ma quando si girò per chiudere la porta, si accorse che il gatto era già sull’uscio, lo riguardò per un attimo tristemente, poi chiuse la porta e rimase lì fermo per qualche minuto appoggiato ad essa nel buio del corridoio. « Suvvia Hyoga! Infondo è solo un gattino…non vale la pena di essere talmente triste per così poco» si disse tra se. Percorse velocemente il corridoio, salì le scale, ed entrò nella sua camera . Dopo poco si mise a letto e si addormentò pensando al suo amato villaggio in Siberia.