-a gold child's story-

2° capitolo: Atlantis Child

Il ragazzino era tornato a casa e continuava a pensare a tutte le cose che il vecchio Atla gli aveva raccontato nel corso della giornata. Se ne stava così, pensieroso, seduto sulla sua seggiola, con le braccia che gli cadevano a penzoloni e i capelli chiari sciolti sulle spalle, mentre la madre si affaccendava per preparare il pranzo.

Fu in quel momento che qualcuno bussò alla porta. Fuori era ormai buio, chi poteva essere?!?

La donna si avvicinò alla porta ed aprì proprio mentre il marito stava per giungere verso di lei. Si ritrovarono davanti un ragazzo, quasi completamente coperto di sangue che si reggeva in piedi a stento, e che tra le braccia portava un fagotto, il giovane uomo cadde a terra e di fronte alla donna implorò che si prendessero cura del neonato che stringeva fra le braccia, e poi svenne.

Mu da dietro ai genitori assisteva a questa scena, non capiva bene cosa stava succedendo, la madre e il padre continuavano a correre davanti a lui, e a questo andi e rivieni si era aggiunto anche suo zio. I tre presero il ragazzo, lo misero sdraiato sul letto, e poi la donna cercò di curarlo il più possibile, ma le ferite che aveva erano davvero profonde. Presero poi il neonato e lo avvolsero in una morbida coperta. Mu si sporse per vedere il bambino, e così si accorse che anche lui aveva sulla fronte i due punti tipici del popolo dei Lemuriani, chissà da dove poteva essere arrivato quel bambino?! E poi l’uomo che l’aveva portato da loro, non apparteneva al loro popolo.

Poi Mu si volse verso il padre e disse: “chissà come si chiama?”, fu in quel momento che il ragazzo steso sul letto parlò dicendo “Kiki!”. Forse era quello il nome del bambino?! Non potevano saperlo con sicurezza, ma da quel momento quel bambino fu chiamato con quel nome.

 

“Domani mattina dovremo andare dal vecchio Atla, per chiedere consiglio!” sentenziò poi la madre di Mu, alzandosi dopo che aveva finito di curare le ferite del giovane.

 

Così arrivò la mattina, Mu con sua madre e il piccolo Kiki andarono all’abitazione dell’anziano del paese.

Mentre la donna chiedeva consiglio sul da farsi con Atla, Mu ricominciò a guardarsi in giro e fu di nuovo attratto dalla scusa sfera che aveva visto il giorno prima, si avvicinò e dopo un po’ che la osservava, poggiò una sua mano sopra ad essa, sentendo come un’entità che lo chiamava. Fu in quel momento che vide la terra da cui venivano i suoi genitori, grandi costruzioni in pietra bianca e in metallo scuro, che si ergevano in forme maestose, ma tutto d’un tratto questo svanì, al suo posto solo grande oscurità, un forte terremoto, e poi fiamme e misteriosi cavalieri vestiti di nero che facevano strage di persone, e infine un terribile maremoto che squarciò la terra in due, ma non finì qui, perché egli vide ancora le fiamme e quei misteriosi uomini compiere altri massacri, ma questa volta era il suo villaggio ad essere distrutto. Il bambino, impaurito di quello che stava vedendo urlò con tutto il fiato che aveva in gola. Atla e la madre corsero subito da lui, spaventati. Il vecchio prese poi la mano di Mu e la staccò dalla sfera, poi cercò di far tornare in se il ragazzino che continuava ad urlare.

“Cosa è successo?!?” urlò poi l’uomo.

“Ho visto….ho visto….” cercò di dire Mu, con gli occhi ancora sbarrati dalla paura e ormai gonfi di lacrime “…fuoco e distruzione….una città bianca completamente distrutta…” continuò.

“Quella è la distruzione di Atlantide, possibile che tu….” disse poi Atla.

“…e poi il nostro villaggio!” concluse il bambino, il vecchio fu ancora più turbato da questa ultima frase, ma per cercare di calmare il bambino gli accarezzò il volto, e gli asciugò le lacrime dicendo: “ pensavo che ormai quell’oggetto fosse inutilizzabile, che non ci fosse più nessuno degno dell’eredità di Atlantide, ma invece mi sbagliavo…” sorrise e poi guardando il bimbo dritto negli occhi continuò “…doveva arrivare un bambino che porta il nome della nostra terra a farmi capire che infondo nessuna speranza è ancora svanita! E sebbene tu sia nato sulla terra ferma, il tuo spirito fu già concepito dai grandi antenati dell’isola in cui Atlantide regnava sovrana! Si, forte piccolo! Perché sei stato scelto, sarai colui che porterà avanti il nostro nome, la nostra civiltà e la nostra speranza…”.

Mu non capì tutto di quello che l’anziano uomo gli aveva detto, anche perché era ancora stordito.

 

Poi Atla si alzò e disse alla  madre di Mu, di tenere con se il piccolo bambino che ora stringeva tra le braccia, poi uscì velocemente dalla casa, e si diresse verso il centro del villaggio; e questa una cosa che egli non faceva quasi mai se non in situazioni particolari.

 

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